venerdì 23 febbraio 2018

Fantascienza riciclata


Qualcuno si ricorda questo film? No? Si tratta solo di vecchia fantascienza? Non vale la pena di parlarne, oggi realizzano cose strepitose e guardare al passato fa soltanto ridere?

Beh, non tutto ciò che è passato sotto i ponti è da buttare e non è sempre fresca l’acqua che beviamo.

Le immagini sopra sono tratte dal film “I sette navigatori dello spazio”, film russo del 1962 (titolo originale: Планета Бурь - Planeta bur).

Il film ha almeno due pregi: è uno dei pochi girati all’epoca a non presentare gli extraterrestri come perfidi nemici dell’umanità e ha sicuramente ispirato il design delle tute da astronauta del film Alien, di Ridley Scott del 1979.




A proposito, un’altra curiosità: l’equipaggio della Nostromo è composto da sette membri. Lo stesso numero degli astronauti che partecipano alla missione su Venere nel film russo. E fra loro c'è anche un robot!

Non contento del plagio (sto scherzando, naturalmente) Ridley si è ispirato ancora a Planeta bur per le tute spaziali nel penultimo film della Saga di Alien: Prometheus (2012).
 
Che dire, quando un’idea è buona lo Zio Sam non disdegna l’Orso Russo!




mercoledì 21 febbraio 2018

La fine del gioco - Gianluca Turconi



Istanbul, Turchia: un attentato suicida a una caserma della polizia provoca una strage tra i giovani in coda per l'arruolamento.
E' solo il primo episodio della strategia di "violenza contro violenza" messa in atto dagli Eletti di Dio, l'organizzazione che coordina l'insurrezione armata cristiana nei campi profughi sulla cosiddetta Frontiera Araba, ai confini con Siria e Iraq. Fuggiti a centinaia di migliaia dalle atrocità della guerra civile siriana e del Califfato dell'Isis, questi profughi hanno varcato i confini turchi in cerca di salvezza, solo per finire perseguitati dalle stesse autorità della Turchia, il cui governo di matrice radicale islamica, arrivato al potere dopo uno stravolgimento elettorale, conserva a stento il ruolo di gendarme armato della NATO in quella regione.
A migliaia di chilometri di distanza, nel tranquillo Belgio, Roger Hancock, già agente operativo dell'MI6 britannico e ora direttore dell'INTCEN, il Centro Analisi dell'Intelligence dell'Unione Europea, si è imbattuto in problemi che non fanno altro che aumentare la sua insonnia da stress. Prima di tutto, ha contro l'opinione pubblica europea, accortasi con colpevole ritardo dell'esistenza del suo dipartimento, adibito a vero e proprio spionaggio internazionale. In secondo luogo, deve difendere il suo posto di lavoro, messo in pericolo dalle idee politiche e dagli affaristi che ruotano attorno a Enrique Lozano, il nuovo Presidente della Commissione Europea.
Ma a preoccuparlo davvero è ben altro, perché dietro la facciata di legalità che ha condotto alla creazione dell'INTCEN, gli stati membri dell'Unione Europea celano segreti ereditati dalla Guerra Fredda, i quali lasciano grande potere discrezionale in mano alle persone incaricate di salvaguardarne la stabilità interna ed esterna.
Una di esse è proprio Hancock, legato a filo doppio alla brutale repressione della rivolta in Turchia da parte dell'esercito regolare. Per compiere il proprio dovere ha mentito molto e messo a rischio la sua stessa vita.
In questo scenario si muovono anche altri protagonisti: Erwin Looy, agente operativo dell'INTCEN; Mehmet Kharvali, promettente ma ingenuo reporter tedesco di origine turca; Domenico Sanesi, parlamentare europeo a capo del Comitato Investigativo sui Servizi d'Intelligence; l'affascinante Marie Tyus, donna che ha le chiavi di molti misteri.
Passando da Bruxelles a Istanbul, da Amburgo ad Antakya e l'Aia, rimarranno invischiati in un pericoloso gioco di inganni in cui le feroci lotte di religione saranno influenzate da inimicizie personali, carrierismo politico e patriottismo spinto alle estreme conseguenze.






Il restyling del libro è opera mia: la nuova copertina è più calzante rispetto al genere del romanzo, “La fine del gioco” è infatti un action thriller. Qui sotto la vecchia cover, ormai definitivamente archiviata.






lunedì 19 febbraio 2018

Premio Letterario, una Chimera.





Diario del Capitano: data astrale 2222.2




Dicono che i blog non se li fila più nessuno, ormai sono più un diario online dei loro rispettivi autori piuttosto che fonti di informazione indipendente. I social network, invece, sono il futuro che avanza e facebook è il più attivo, anche perché la gente sta tutta lì.

Odio facebook! E la cosa è contraddittoria: come può un amante del futuro odiare il futuro?

Beh, se il blog è un diario online questo è il mio diario. Ci metto tutte le riflessioni che voglio, senza preoccuparmi di chi le leggerà. Per questo scrivo la mia breve esperienza sperando di salvare quelli alle prime armi, maldestri e ingenui come lo sono stato io.

Nel 2014 o nel 2015, non ricordo bene, mi misi in testa di vincere un Premio per racconti di fantascienza, o almeno rientrare fra i finalisti o i segnalati. Così iniziai a scrivere come un forsennato, trascorsi ore sul web a cercare concorsi e siccome quello più importante era il Premio Urania Stella Doppia decisi di parteciparvi con dodici racconti. Un bombardamento a tappeto era quello che ci voleva, pensai.

Mi precipitai nelle edicole, a caccia di volumi Urania; perché bisogna allegare, a ciascun racconto inviato, un certificato di partecipazione. E il certificato è quel triangolino che sta in fondo al libro e dimostra che l’hai acquistato.

Comprai tutto quello che mi capitava a tiro: i Capolavori, Millemondi, Jumbo e Urania Collezione. Ricordo ancora la faccia di un giornalaio che, con gli occhi sgranati, mi chiese se davvero volevo comprare un Urania. Al mio sì si affrettò a prendere nota dell’acquisto per comunicarlo non compresi bene a chi.

Alla fine stampai i racconti in duplice copia, appiccicai i triangolini che convalidavano i miei acquisti, preparai il plico e attesi.

Trascorse il periodo in cui di solito usciva il Premio e, preoccupato per il ritardo, telefonai alla redazione. Una voce femminile mi rispose telegrafica che il Premio Urania Stella Doppia non si faceva più. Restai profondamente deluso, ringraziai con voce fioca e leggermente fantozziana e riattaccai.

Anche per gli altri dodici racconti che partecipavano a concorsi minori le cose non andarono affatto bene:

Litigai con gli amici di Yavin 4 ed ero in torto, non avevo letto il regolamento di Space Prophecies che prevedeva la cessione dei diritti di pubblicazione per tre anni. Quindi tre racconti me li giocai per colpa del mio caratteraccio! Litigai pure con Alessandro Girola, perché sosteneva che il mio racconto distopico che partecipava al suo concorso sulla fantascienza distopica non era distopico.

Forse la selezione più seria era quella di Esescifi, ma spedii loro il racconto peggiore tra quelli che mi restavano e fui scartato meritatamente. Nell’edizione successiva, per ripicca, inviai un racconto provocatorio con la frase “il mattino ha l’oro in bocca” ripetuta cento volte (come scriveva Jack Nicholson in Shining). Non vado fiero di quella bravata.

Dunque, ero convinto di fare il pescatore che tira su la rete e conta i pesci, ma nella mia non s’impigliò nessun pesce. Tentai allora la strada diretta proponendo alla piccola casa editrice con la quale collaboravo i ventiquattro racconti in blocco. Successe qualcosa che ancora oggi non mi spiego e per quel qualcosa ho chiuso per sempre un’amicizia.

Autopubblicai l’antologia nello stesso anno in cui mi ero tanto affannato tra concorsi e case editrici. E la mia piccola soddisfazione sono stati tutti quelli che l’hanno letta affermando di essersi divertiti. Spero siano stati sinceri...

E oggi? Ho ancora un diario sul quale scrivere, cosa si può desiderare di più?


sabato 17 febbraio 2018

Orion vs Enterprise



Due serie TV di fantascienza, entrambe iniziate nel 1966, entrambe con astronavi e capitani coraggiosi, ma segnate da destini diametralmente opposti. Sto parlando di Star Trek e Le fantastiche avventure dell’astronave Orion.

Le due serie contano molte similitudini e alcune importanti differenze.

La nave stellare USS Enterprise NCC-1701 ha una linea estremamente originale per l’epoca. Nel cinema degli anni ‘60 le astronavi erano quasi sempre razzi o dischi volanti e anche se nell’Enterprise un disco effettivamente c’è, fa parte di una struttura complessa rimasta nell’immaginario di tutti per la sua eleganza.

L’incrociatore veloce Orion 8, invece, non è per niente originale. La forma a disco volante coi tre alettoni futuristi allora e oggi datati fu sfruttata perfino nei cartoni animati The Jetsons (I Pronipoti).

Fin qui Enterprise vs Orion 1-0.

La sfida fra comandanti è da considerarsi un pareggio, visto che il maggiore Cliff Allister McLane è praticamente un clone del capitano James Tiberius Kirk: entrambi sono uomini d’azione, indisciplinati con i superiori ma talmente astuti da riuscire a risolvere le situazioni più disperate con trovate geniali.

Eppure c’è un fatto importante che fa vincere in extremis la serie tedesca naufragata dopo appena sette episodi e forse più sfortunata solo perché europea: il concept design!

In Star Trek le astronavi della Flotta della Federazione si ispirano alla marina militare degli Stati Uniti. Identici sono i nomi delle navi, tra i quali anche l’Enterprise e gli equipaggi sono composti da centinaia di individui. L’Orion, l’Hydra e le altre astronavi della pattuglia dello spazio, invece, hanno nomi più “astrali” e si ispirano ai sottomarini. Gli equipaggi, infatti, sono ai minimi termini e gli spazi interni sono angusti.

Perfino la politica che ispira Star Trek è troppo terrestre: la Federazione è la Nato, L’Impero Klingon un misto di URSS e Cina e i Romulani, anche se hanno qualcosa del vecchio Impero Romano, risultano molto asiatici. Praticamente la galassia, nel tentativo di fare le cose in grande, viene plasmata a nostra immagine.

Per l’astronave Orion la situazione è diversa, meno ambiziosa e più interessante: nell’anno 3000 l’umanità viaggia solo nei confini del sistema solare e fronteggia l’invasione degli extraterrestri Frog, fra l’altro evanescenti, per risparmiare sul make up degli attori. L’ambientazione è meno dispersiva e non cade nell’errore di replicare le civiltà terrestri in quelle aliene.

Inoltre, elemento fondamentale nell’immaginare un futuro tecnologico del genere, ci sono i robot! Nell’episodio Custodi della legge addirittura impazziscono e danno non poco filo da torcere ai terrestri, anticipando di un paio d’anni il paranoico Hal 9000 di 2001: odissea nello spazio. In Star Trek, invece, i robot sono praticamente assenti.
 

Ecco, nonostante Le fantastiche avventure dell’astronave Orion sia praticamente estinta, meriterebbe un bel 3-1 nella sfida con Star Trek.





giovedì 15 febbraio 2018

Kilrathi


La mia versione dei Kilrathi 
 


I Kilrathi sono una razza di extraterrestri dai tratti felini, acerrimi nemici degli umani nel famoso videogioco Wing Commander.

l’idea del gatto come forma di vita intelligente sviluppatasi su un pianeta lontano è forse la meno sfruttata nella fantascienza, eppure in questo caso caratterizza bene i cattivi: nei Kilrathi, infatti, c’è tutta la forza del leone, la ferocia della tigre e l’astuzia del gatto!



I Kilrathi nel film Wing Commander - Attacco alla Terra
(più che ai felini somigliano agli orchi) 

 

Il gioco fu un ottimo simulatore spaziale, anche se era chiara l’intenzione di imitare Star Wars, con le sue spettacolari schermaglie fra X Wing e TIE Fighter. Complice fu la moda del momento e il fatto che fosse più semplice realizzare simulatori di volo piuttosto che sparatutto. In ogni caso nel progetto furono coinvolti attori che avevamo già visto e amato nel cinema fantastico, e alcuni che avremmo visto in futuro: primo fra tutti Mark Hamill, l’indimenticabile Luke Skywalker di Guerre Stellari, poi Malcom McDowell, il drugo di Arancia Meccanica. Thomas Francis Wilson, il bulletto Biff Tanner di Ritorno al futuro e infine Casper Van Dien, intrepido marine Rico in Starship Troopers.




 
A rivederlo oggi, il gioco, fa quasi tenerezza. Giocavamo davvero con quella grafica ridicola? Sì, e per noi era il massimo! Nel buio della stanza, col tubo catodico a quindici pollici, avevamo finalmente l’illusione di solcare il cosmo e abbattere gli intercettori dei perfidi Kilrathi.




Un Kilrathi in veste molto fantasy.


Per saperne di più:






lunedì 12 febbraio 2018

L'uomo di Europa



Anno 2214 – Base scientifica sulla quarta luna di Giove

 
Durante gli scavi per l’ampliamento della base nel sottosuolo ghiacciato di Europa i minatori trovarono una salma congelata. Dalle analisi allo scanner biotronico risultò appartenere a un essere umano e il calcolo dell’età dei tessuti lo fece risalire a due milioni di anni fa.


La scoperta sbalorditiva rimbalzò dal freddo satellite di Giove direttamente sui media della Terra e ci restò per giorni! Dopo l’uomo di Neanderthal e l’uomo di Cro-Magnon, arrivava l’inaspettato uomo di Europa.


Le sorprese non finirono qui, il corpo fu scongelato in ambiente sterile e un team medico si apprestò a effettuare l’autopsia. Ma pochi minuti prima di intervenire lo trovarono vivo e vegeto in piedi davanti al lettino.

Parlava una lingua incomprensibile e i suoi occhi brillavano come le stelle del cielo. Passeggiò a lungo per i corridoi della base e gli scienziati inviarono, al centro operativo della NASA, rapporti contraddittori.


Oggi abbiamo perso ogni contatto con Europa. Una missione di salvataggio è in partenza dal primo ormeggio della stazione spaziale e nessuno riesce a immaginare cosa possa essere successo lassù…




sabato 10 febbraio 2018

Sentinella






“Sentinella” è un racconto di Fredric Brown. È un classico della fantascienza e la storia ormai la conoscono perfino i sassi, eppure voglio parlarne qui per un motivo personale: questo racconto è responsabile della mia passione per la fantascienza. Galeotto fu il libro della scuola elementare che me lo fece conoscere e complice la maestra che lo dette come lezione da studiare a casa. Ricordo ancora l’illustrazione dell’alieno squamoso che si difendeva dall’aggressione dei soldati umani.

Per me fu una rivoluzione! Era come se in un film di Cowboys avessero scambiato i cappelli: quelli bianchi ai cattivi e quelli neri ai buoni, non ci avrei capito più niente.

 
Esiste un coraggioso e ingenuo cortometraggio su Youtube, che cerca di essere il più fedele possibile al racconto di Brown. Ma oggi sarebbe possibile realizzarne uno migliore, ottenendo la stessa sorpresa del testo scritto. Basterebbe presentare il soldato in armatura leggera, con l'elmo che copre il volto e solo nel finale, dopo aver abbattuto gli umani in avvicinamento, questo rivelerebbe la sua forma aliena togliendolo.

 
Ma saremmo già fuori strada rispetto al racconto, infatti l’autore fa dire al protagonista che gli umani hanno solo due braccia e due gambe… e a quel punto il regista avrebbe già salutato la sorpresa.

Ci sono cose impossibili da trasferire dalla carta allo schermo.