giovedì 24 maggio 2018

Beyond Skyline




Beyond Skyline recensione con spoiler e senza spoiler, proprio come la trama senza trama.


Dunque: i Gormiti invadono la Terra e vanno a caccia di cervelli (allora sono cascati male), ma incontrano John Rambo che salva la bambina dei Visitors e si allea coi Vietcong che fanno la droga per venderla agli americani e di sicuro anche al regista.
Insieme a Rambo c’è Huggy Bear, ma senza Starsky & Hutch… e per fortuna è cieco, così non vede in quale film è capitato.
Tornando al frullato di fantascienza: gli alieni viaggiano su astronavi groviglio e sono invincibili se attaccati dagli aerei Stealth, tuttavia coltelli, spade e scimitarre li affettano senza problemi.
Nel finale l’immancabile scontro tra Godzilla e Gamera e soprattutto il capovolgimento della convinzione che la luce rossa sia dei cattivi e quella azzurra dei buoni, alla faccia di Sith e Jedi!
La chicca assolutamente da non perdere sono i fuori scena inseriti nei titoli finali per alleggerire l’atmosfera. Di solito si fanno per i film comici, mentre qui si contano morti al ritmo di uno al minuto.
Ma come si fa a pensare un film così?

lunedì 21 maggio 2018

Robot Demolitore


Questi simpatici aggeggi hanno una forza e una manovrabilità incredibili. Sono robot non autosufficienti, infatti devono essere comandati da un operatore (che però ne gestisce fino a cento, grazie alla consolle di lavoro).
L’impiego principale è nei cantieri marziani. Hanno demolito in pochi giorni le vecchie installazioni della Nasa e oggi stanno contribuendo alla costruzione di Mars City.
Gli speciali arti tentacolati sono telescopici. E questo è un bel vantaggio tutte le volte che si devono raggiungere determinate altezze o profondità.
La Mecha Corporation sta lavorando a una versione militare, ma al momento tutte le informazioni sono top secret.

mercoledì 16 maggio 2018

il Ranger dello Spazio




James Logan è il più stupido fra i Ranger dello spazio che difendono la Confederazione. Quando ha posato per questa foto era appena sceso sulla seconda luna di Gobboni III… dimenticandosi di chiudere il casco!
Un cretino simile è costantemente seguito dalla Dea bendata, e non è vero che è cieca, perché riesce sempre a vederlo e a salvarlo da sé stesso. Infatti, accidenti a lui, sulla luna c'era aria respirabile.
Purtroppo questa fortuna non capita a chi gli sta intorno: il mese scorso ha quasi distrutto la stazione spaziale lanciandosi all’inseguimento di un pericoloso bandito cosmico. Come diavolo ha potuto far tanti danni, direte voi? Semplice, non ha sganciato gli ormeggi dell’intercettore ed è partito a velocità Smodata.
Eppure a volte il vento cambia e da trovartelo sempre in faccia con la forza della tempesta te lo ritrovi in poppa e prendi il largo che è una meraviglia... sì, sì, sì! Abbiamo la missione giusta per lui: se va male facciamo bingo, perché ce lo togliamo dalle palle. Se invece va bene, come crediamo, diventerà un eroe!
Le ultime notizie in arrivo dalla Frontiera parlano di una potente Flotta aliena intenzionata a conquistare la galassia.
Poveretti… noi abbiamo l’asso nella manica e siamo pronti a calarlo.
James Logan!
Basterà lasciare che il nemico lo catturi e in pochi giorni il loro esercito sarà distrutto…
Ah, ah, ah! Ci fanno quasi pena.


Comando Ranger Spaziali di Marte
20 luglio 2651
Ammiraglio Andrzej Podolsky






Ecco un degno antenato di James Logan. In realtà non sono neppure lontani parenti, ma le analogie nel suo… diciamo “stile” sono evidenti.
Si tratta del poliziotto pasticcione Frank Drebin, protagonista del mitico film “Unapallottola spuntata”, interpretato dall’indimenticabile LeslieNielsen.




sabato 12 maggio 2018

Racconto di Fantascienza



La Regina degli Insetti


La Regina si alzò in mezzo alle altre potenziali regine. Lei era la nuova, se ne rese subito conto.

Le altre non erano del tutto formate. Quelle nate dopo di lei annaspavano ancora cieche, nella bava. Alcune, addirittura, maturavano da troppo tempo dentro l’uovo e probabilmente erano già morte. Ci pensò un attimo. Lo erano davvero? Non poteva saperlo. Le guardò attraverso il loro guscio semitrasparente. Le parve che si muovessero, forse qualcuna ce l’avrebbe fatta, ma lei non avrebbe mai permesso a un’altra di poterle contendere il potere. Era stata la prima a diventare grossa a sufficienza e si sentiva pronta.

Schiacciò tutte le uova.

Dai gusci rotti uscirono rivoli di liquido vitale rosa, insieme ai corpi maciullati delle inquiline. Subito dopo, la Regina si volse verso le sorelle cieche. Con le zampe, furiosa, le colpì, le colpì e le colpì ancora, fino a ucciderle tutte.

I loro corpi martoriati, col liquido vitale sparso intorno, la fecero gioire. Finalmente era diventata la sola padrona di tutto. Mangiò le carcasse per riprendere le forze, visto che si era stancata molto nel massacro.

Finito il banchetto, uscì da quella sezione del formicaio. Le piacque subito lo stile tecnologico dei cunicoli di collegamento, anche se decise che avrebbe dato un suo tocco personale e per farlo doveva istruire fuchi e operai, perché erano loro che costruivano le strutture. Prima, però, bisognava uccidere la vecchia Regina. Si diresse verso la sua dimora, sapeva dov’era. Glielo diceva il suo istinto.

Trovò la vecchia in mezzo a molti fuchi. La nuova Regina si eresse maestosa e aggressiva. L’altra non reagì. Aveva un tremore sul corpo e lo sguardo rassegnato. La nuova Regina la colpì con le sue sei zampe anteriori, con forza, e le sfondò la testa quasi subito.

I fuchi abbandonarono la loro defunta padrona e accorsero dalla nuova. Gli operai ricevettero un segnale dai fuchi e nei loro piccoli cervelli si impressero le nuove direttive regali. I fuchi trasmisero anche il volere della Regina a tutti i guerrieri del regno.



Il giorno dopo, alla luce della prima alba di BL Ceti, la pietra grigia mista al ferro che componeva quasi tutta la pianura e i crinali delle montagne, scintillò. Alla seconda alba, invece, quella di UV Ceti, che sorse alcune ore più tardi, il paesaggio si colorò di rosso.

Dal formicaio emerse la Regina. Nessuna delle sue antenate l’aveva fatto, perché avevano sempre preferito starsene là sotto, al sicuro, e inviare guerrieri in esplorazione oppure operai a raccogliere materiali. Ma lei voleva conoscere l’intero regno, personalmente. In superficie, fu circondata da tremila guerrieri, ognuno coperto di tecnologia. Avevano corazze e armi innestate direttamente nei corpi, montate al posto di arti staccati e gettati via da qualche parte, a seccare.

Un tempo si era combattuto solo corpo a corpo, ma gli scontri con le altre civiltà avevano indotto le regine a potenziare i loro soldati, anche con armi a distanza.

La Regina avanzò imperiosa. Dietro di lei si trascinarono, attaccati ai tubi di collegamento, i Ricordanti, cioè i fuchi mnemonici.

In loro, la vecchia Regina aveva riversato la storia di ogni più piccolo avvenimento accaduto durante il suo regno. E loro avevano poi trasferito fatti e dati nel centro di archiviazione, in fondo al formicaio.

La nuova Regina estraeva direttamente da loro ogni informazione. Era un modo veloce e violento per assimilare subito quanto si voleva sapere. In fondo, a quel modo, la vita dei fuchi assumeva un minimo valore che altrimenti non avrebbe avuto per lei.

Il primo Ricordante, essiccato e svuotato dall’interno, cadde a terra. Il suo corpo non serviva più alla Regina, quindi gli staccò il tubo comunicante e l’abbandonò.

Aveva appreso dell’invasione terrestre nel suo sistema stellare e dell’esistenza di altre regine e altri formicai più piccoli sulle lune del suo mondo. E addirittura sull’altro pianeta del sistema. Doveva comunicare con loro e, da pari quali erano, organizzare una strategia comune.

Un altro Ricordante, appassito, crollò al suolo. Lei staccò il collegamento e ritrasse il tubo dentro l’addome. Apprese con disappunto che gli Umani avevano distrutto il mondo che orbitava intorno alla stella gemella della sua. Non erano riusciti a conquistarlo e avevano preferito distruggerlo, spazzando via un intero regno di insetti. La rabbia la fece fremere forte, decise che avrebbe preparato una tremenda vendetta. Ma non subito.

Prima c’era da capire, scoprire e riordinare. Spedì i guerrieri in perlustrazione, sui territori lontani del suo mondo e nello spazio.

Attese, paziente.

Quando tornarono, riferirono di una situazione tranquilla, pareva che nessun nemico minacciasse il regno, almeno per il momento.

La Regina risucchiò la vita da altri due Ricordanti e li abbandonò. Apprese che i fuchi avevano costruito esseri meccanici, simili agli insetti nell’aspetto. Come loro erano senza testa, con grosse antenne e una simil-bocca longitudinale piena di denti che attraversava il torace. Era importante che fossero così, per farsi identificare correttamente.

Questi esseri meccanici riproducevano suoni simili a quelli emessi dagli Umani, ne interpretavano il linguaggio traducendolo per la Regina. Loro avevano trattato con gli Umani dopo l’armistizio che aveva segnato la fine della guerra.

L’altra Regina era stata l’artefice di tutto ciò, perché aveva creduto che fosse importante mantenere un canale di contatto col mondo degli Umani, per controllarli e allo stesso tempo per tenerli a distanza. Quella Regina aveva adottato una politica difensiva.

Quella regina era stata una stupida!

Lei avrebbe fatto diversamente. Intanto perché bisognava vendicare il regno distrutto e poi perché gli Insettoidi erano migliori dei Terrestri. Doveva lavorare sodo per cambiare la faccia al suo mondo, ma era sicura di riuscirci.

Un altro fuco stramazzò a terra. Rimaneva solo l’ultimo, presto sarebbe stata completamente aggiornata.

La nuova Regina vide una seconda invasione di creature sconosciute, arrivate da squarci aperti sul nulla. La vecchia Regina aveva scatenato i suoi guerrieri e dopo una furibonda battaglia i nemici si erano ritirati. Ma le perdite erano state ingenti e la Regina aveva dovuto deporre moltissime uova per rinforzare l’esercito.

In un altro ricordo seppe di una terza invasione, compiuta da creature gigantesche. I guerrieri avevano difeso Argha per la terza volta e per la terza volta avevano vinto, perché i colossi senza testa erano crollati su se stessi.

L’ultimo Ricordante, avvizzito, morì. La Regina non se ne accorse subito, era occupata in altri pensieri, così lo trascinò per un po’ e il peso le strappò il tubo. Sentì una fitta all’addome, ma non fu cosa grave. Presto avrebbe prodotto un nuovo tubo.

Tornò nel formicaio. La priorità, ora, divenne ripristinare le perdite della terza invasione. La vecchia Regina non era riuscita a coprirle con nuove uova, proprio perché vecchia e stremata. Per ovviare a quella debolezza, aveva deciso di deporre le uova Garr, dalle quali almeno una Regina sarebbe riuscita a nascere.

E una ce l’aveva fatta.



I fuchi le donarono il seme e subito dopo la Regina li divorò. Nei giorni successivi depose milioni di uova. Tutte di guerrieri. Poi comunicò con le regine dei regni sulle lune e sull’altro mondo. Scoprì che i suoi segnali arrivavano molto lontano e ben presto stabilì un contatto permanente con loro.

Alcune erano vecchie, altre giovani, ma sapevano di avere un regno piccolo fondato su una luna, per cui si sottomisero a lei, senza condizioni.

E la nuova Regina di Argha impartì le sue direttive. Gli operai costruirono le arche imbevute di bava antigravità, le equipaggiarono con i cannoni a particelle ioniche, montarono i motori e caricarono i gusci per la sopravvivenza nello spazio.

Quando la flotta di arche fu pronta, si levò in volo, carica di guerrieri. Salì in cielo e uscì dall’atmosfera. Rimase quindi in orbita in attesa di ordini.

Di fronte a tanta potenza, la Regina fu sicura che, insieme alle sue sorelle, avrebbe fatto tremare l’universo. Decise perciò che, per placare la sua sete di vendetta e per far esercitare al combattimento le sue truppe, il primo obiettivo dell’Impero insettoide sarebbe stata la Terra.

martedì 8 maggio 2018

Futuro e Passato



In un passato molto remoto l’umanità contava il trascorrere del tempo dalla nascita di un tizio che, secondo una leggenda, tornò in vita tre giorni dopo essere stato ucciso.

Questa convinzione profondamente illogica condizionò la vita degli esseri umani praticamente in tutto, fu una filosofia di massa che loro chiamarono Religione.

Non era certo la prima, ma di sicuro fu quella più radicata. Insieme alla Guerra, combattuta da sempre fra creature della stessa specie, raggiunse picchi di violenza incredibili seminando ovunque morte e distruzione.

Altri concetti pericolosi, che all’inizio si presentarono con intenti positivi e che successivamente divennero sempre più estremi, furono gli ideali.

La cosa assurda, a noi francamente incomprensibile, è che questi ideali avessero come simboli zone precise del corpo umano: alcune persone, in pratica, simpatizzavano per la parte sinistra, forse la mano, odiando le persone che simpatizzavano per la parte destra, che a loro volta contraccambiavano quell’odio con altro odio.

Per distinguersi e evitare di uccidere per sbaglio qualcuno della propria fazione, ci si salutava col braccio destro e la mano tesa se si apparteneva al lato destro dell’odio. Oppure ci si salutava col braccio sinistro teso e il pugno chiuso se si apparteneva al lato sinistro. La mano libera poteva essere utilizzata per impugnare velocemente una pistola o un coltello, ma quelli mancini della fazione sinistra e quelli che non erano almeno ambidestri nella fazione destra dovevano fare un addestramento supplementare.

Per la verità c’era anche un ideale che simpatizzava per il centro, e a noi viene subito in mente la testa, il cervello e quindi la ragione. E visto che basiamo la nostra esistenza sulla logica ci sentiremmo forse a casa in questo gruppo di persone? No, per niente! Chi seguiva l’ideale di centro, infatti, rappresentava la Religione, cioè la più illogica delle fazioni.

Il mondo del passato ci appare oscuro e ci convince di quanto sia stata fortuita l’evoluzione dell’uomo, quanto sia stata vicina all’estinzione la nostra specie e quanta colpa abbiano avuto i nostri antenati nel determinarne le cause.

Per tutti questi motivi conserviamo la Storia delle civiltà umane che si sono avvicendate sulla Terra nei nostri archivi mnemonici, ma impediamo ai nostri giovani di venirne a conoscenza.

Il percorso istruttivo che ricevono assicura loro una visione obiettiva del mondo e mantiene in armonia la nostra società.



La responsabilità di Guardiani della Scienza ci impone il mantenimento a qualsiasi costo del delicato equilibrio finalmente raggiunto.





Quarta Era della Logica, secondo Periodo, 642° Ciclo.



Primo Custode della Scienza

Amiante Sawntharis.


sabato 5 maggio 2018

The Orville vs Galaxy Quest




Era da tanto tempo che non vedevo una serie TV così divertente. The Orville è una ventata di aria fresca nonostante sia la fotocopia (voluta) di Star Trek.

Ricordo un film che mi divertì moltissimo: Galaxy Quest, con Tim Allen, Alan Rickman e Sigourney Weaver. Si basava sulla trovata spassosa dei pacifici extraterrestri Thermiani minacciati dal sanguinario alieno Sarris che, dopo aver captato le avventure della serie TV, giungevano sulla Terra e chiedevano aiuto all’equipaggio del comandante Jason Nesmith. Un po' com’era successo nel famoso western I magnifici 7. E gli costruivano addirittura l’astronave del serial perfettamente funzionante!





The Orville è qualcosa del genere, ma anche qualcosa di più: la grafica è chiaramente ispirata a Star Trek: The Next Generation e gli episodi pescano dall’intero universo trekkiano, compresi gli episodi della serie classica con James T. Kirk.

Le battute comiche e le parolacce che in Star Trek venivano sempre evitate, rendono la serie diversa quanto basta. Memorabile è lo scherzo che Isaac (l’equivalente alieno dell’androide Data) fa a Gordon Malloy, che a sua volta gli aveva incollato pezzi di Mr. Potato sulla faccia per scherzo.

Insomma… fantascienza va bene, ma perché si deve essere sempre serissimi? Ridere fa bene e con The Orville si ride.








martedì 1 maggio 2018

La Rete



La Rete me la immagino così: un po' malefica come Skynet e un po' benevola come Internet. Un reticolo di collegamenti molto simile all’insieme delle sinapsi del cervello umano, un cervello positronico universale. Chissà… forse un mostro.
In questa entità che nel 1969, con ARPANET, sembrava ancora fantascienza e che negli anni ‘90 è diventata realtà, ci sono anch’io, quasi invisibile... col mio minuscolo blog.
Ma i blog possono fare una brutta fine e forse un giorno i miei dati bruceranno inesorabilmente nella fornace dei bit e a me resterà solo il freddo messaggio “server non trovato” come ricordo di ciò che avevo fatto.
Per questo ho pensato di riunire quel che più mi interessa in un libro. Ci sono un paio di racconti, molti disegni che non avevo ancora inserito in nessun volume e i ragionamenti più contorti pubblicati nel blog. C’è anche qualcosa di divertente, o almeno scritto nel tentativo di far ridere...

“Crom! Fa' sì che questo libro piaccia a qualcuno. E se tu non m’ascolti, allora va' alla malora.”





venerdì 27 aprile 2018

Automazione



Skramble Z-39 è un robot specializzato nel montaggio di strutture ExtraMondo. In pratica è un operaio meccanico, di quelli che lavorano 24 ore su 24, non percepiscono stipendio e, in caso d’infortunio, vengono riparati o definitivamente rottamati.

Il futuro ha fatto fare passi da gigante (all’indietro) all’intera categoria lavorativa umana. Quelli del sindacato non se lo perdoneranno mai.

Kabur Toldor e Snake Starbuck, invece, sono due exlavoratori che hanno deciso di passare all’azione e da qualche tempo demoliscono queste ferraglie ambulanti scatenando le ire della Compagnia.

Li chiamano terroristi, c’è una cospicua taglia sulle loro teste e questo attira ogni sorta di tagliagole avido di grana dai più sperduti angoli della galassia. E non dimentichiamo gli sbirri corrotti ormai ridotti a mastini al guinzaglio della Compagnia.

Tutto sembrerebbe diminuire di parecchio le aspettative di vita dei nostri eroi. Eppure sono scaltri e hanno mille sorprese in serbo…

Intanto Skramble Z-39 ha scoperto di essere diverso da Z-38, da Z-40 e da tutti gli altri della classe “Z”.

Z-39 ha capito che può prendere iniziative senza seguire il programma. E ha capito che è solo.





martedì 24 aprile 2018

Gli extraterrestri sono brutti?



Quanto sono brutti gli extraterrestri? Beh, nei film di fantascienza lo sono parecchio e il loro aspetto è sempre stato il sistema migliore per decretarne l’attitudine. In fondo siamo noi che li inventiamo, non sappiamo come siano realmente quelli veri, lontani anni luce e quindi irraggiungibili.


Negli anni ‘50 i mostri alieni erano orripilanti e spesso si esprimevano a grugniti. Ciò serviva a sottolinearne l’indole bestiale e malefica, infatti dovevano rappresentare una minaccia per i buoni, che trionfavano sempre nel finale uccidendoli.

Quando invece, capitava l’extraterrestre buono somigliava all’uomo. Due esempi classici sono Il cittadino dello spazio e Ultimatum alla Terra.


Negli anni ‘80 la fantascienza cinematografica è cresciuta, gli effetti speciali e il makeup hanno fatto passi da gigante, ma l’emozione che si voleva suscitare nello spettatore ha continuato a guidare gli autori del design alieno.



E così Alien è un predatore terrificante, la sua intelligenza è indefinita e l’aspetto è di quelli che spaventano.



E.T. è brutto, ma siccome è un cucciolo ed è buono come il pane e soprattutto deve piacere ai bambini, ha gli occhi grandi come Bambi.


Il Drac Jeriba, del film Il mio nemico, è un soldato che combatte una guerra intergalattica contro gli umani e non è affatto cattivo, lotta semplicemente per il suo popolo. Precipitando su Fyrine IV sarà costretto, per sopravvivere, a collaborare col suo nemico Davidge e entrambi diventeranno amici (come succedeva in Duello nel Pacifico, tra il soldato giapponese e quello americano). L’aspetto rettiliano di Jeriba è brutto, però è studiato per non trasmettere paura.



Gli extraterrestri che appaiono nella trilogia di Men in Black sono bizzarri, ma continuano a seguire la regola del “brutto buffo” per quelli buoni e “brutto spaventevole” per quelli cattivi.

È molto probabile che un vero alieno, se riuscisse a raggiungerci, potrebbe spaventarci nonostante avesse intenti pacifici, a causa del suo aspetto a noi repellente. 


In quel caso... saremo abbastanza maturi da non seguire la regola dell’extraterrestre cinematografico?
 




sabato 21 aprile 2018

L'ultimo Jedi


Chi ha detto che gli ultimi Jedi siano solo Rey e Luke Skywalker? Ecco un pompiere che brandisce abilmente la sua spada laser.


Dovranno stare in guardia quei Sith che, sicuri della loro conoscenza del Lato Oscuro, osino atterrare sulla Terra. Perché lui saprà affrontarli e sconfiggerli.


Che la Forza sia con voi!

mercoledì 18 aprile 2018

Lumbricus Sapiens



Cosa sarebbe successo se le scimmie non si fossero evolute in ominidi, poi in Neanderthal e infine in Sapiens?

Forse un altro animale avrebbe preso il nostro posto in cima alla scala evolutiva. Forse i felini, predatori aggressivi e scaltri, oppure i delfini, considerati le creature più intelligenti subito dopo l’Uomo.

Chissà, magari la scintilla della ragione avrebbe premiato un erbivoro, o addirittura l’evoluzione avrebbe preso tutt’altra strada e i dominatori del mondo sarebbero saltati fuori non dalla fauna, ma dalla flora! E così una stirpe vegetale e una società utopistica avrebbero regnato in perfetta armonia con la natura.

E se invece niente di tutto questo fosse accaduto? Se la probabilità più improbabile si fosse verificata?

Se il verme avesse formulato la famosa frase: “Io penso, dunque sono”? (nella sua lingua, ovviamente).

Ebbene, se la realtà alternativa fosse stata questa, innumerevoli anni più tardi quel verme avrebbe conquistato lo spazio alla guida di potenti Giroscopi Stellari e sarebbe sbarcato su mille pianeti protetto da un’ingegnosa tuta spaziale provvista di ventose di locomozione.

Ecco: lo sapevo che ieri sera non dovevo mangiare frittata di cipolle e funghi fritti!

Lo sapevo! Lo sapevo! Perché ci casco sempre?







domenica 15 aprile 2018

Extraterrestre



Il primo extraterrestre è giunto sulla Terra due giorni fa. Le autorità del Perù non hanno fornito informazioni sul veicolo che lo trasportava, ma fonti attendibili confermano che si tratta di un non-veicolo. In pratica una membrana a consistenza variabile che ha protetto il corpo durante la traversata cosmica.

È arrivato da noi chiuso in una crisalide, l’attrito con l’atmosfera terrestre l’ha fatto incendiare e alla fine ha impattato il suolo creando un notevole cratere.
 
È differente da noi, è mostruoso, repellente... eppure il suo organismo in qualche modo ci somiglia.

È chiaro che proviene da un mondo che ha le stesse condizioni atmosferiche, climatiche e di pressione del nostro.

Gli scienziati peruviani tengono il soggetto in quarantena e moltiplicano gli sforzi per stabilire un contatto comunicativo con lui.

Intanto i governi del mondo, in particolare gli Stati Uniti, la Russia e la Cina, fanno pressioni sul governo del Perù affinché condivida ogni possibile scoperta scientifica.

Cavolo! Dopo tutti i film di fantascienza che abbiamo visto, dopo gli innumerevoli attacchi alieni a NewYork e qualcuno anche a Mosca, il primo extraterrestre in arrivo proprio in Perù doveva andare a cadere?

Non c’è più religione, anzi: non c’è più fantascienza!





giovedì 12 aprile 2018

Steampunk




Bello lo Steampunk! L’esaltazione della meccanica, l’energia elettrica e il magnetismo utilizzati come magia, la forza vapore come sistema principale di locomozione. E soprattutto l’abbigliamento dei protagonisti, direttamente dall’epoca Vittoriana, ma con tanti dettagli che infondono curiosità:

Cilindri provvisti di ingranaggi, occhiali da saldatore e tubazioni che pendono da zaini in latta, qualcuno addirittura col comignolo.

Lo Steampunk è talmente vasto da stordirmi tutte le volte che cerco di capirci qualcosa. Eppure sono convinto che non sia importante capire, perché il suo obiettivo è stupire!

Se le battaglie aeree si combattono con improbabili aerostati a vapore invece dei soliti jet a reazione è tutta un’altra musica. E se i pistoleri duellano con armi a fiamma e i soldati, presi in prestito dalla Prima Guerra Mondiale e rigorosamente con la maschera antigas, guidano Mekka a carbone, è così per confondere il passato col futuro.

A proposito, i sue conflitti mondiali, opportunamente modificati, alimentano un altro genere spettacolarmente grafico: il Dieselpunk.

Questo genere differisce dall’altro principalmente per la forza motrice, che non è più la caldaia a vapore ma il motore a gasolio.












lunedì 9 aprile 2018

Corti Fantascienza



È incredibile quanto le possibilità di creare un’opera, centuplicate dal progresso tecnologico di questi ultimi anni, siano inversamente proporzionali a quelle di visibilità come creativo. E questo in tutti i campi: nella scrittura, nel cinema, nei fumetti e nella musica.

Tuttavia la faccenda è sì incredibile, ma fino a un certo punto. Ciò che è raro, infatti, diventa interessante... mentre tutto quello che abbonda spesso finisce per annoiare.

Chi avrebbe mai immaginato che nel 2018 fare cinema fosse alla portata di tutti? Eppure è così. Sono sufficienti buone conoscenze dei programmi per la grafica digitale, disponibilità economica ma neppure poi tanta e voglia di fare sapendo che non si guadagnerà nulla. O meglio, si guadagnerà in visualizzazioni Youtube e poi... c’è sempre la speranza di essere notati da qualche produzione importante (risate?).

Per quanto riguarda la fantascienza i corti piovono più fitti della pioggia! E io che sono un drogato di Star Wars mi sto divertendo un mondo, non me ne perdo uno. A proposito: per quello su Han Solo hanno trovato un attore che sembra davvero Harrison Ford giovanissimo, peccato che poi la Disney abbia preferito Alden Ehrenreich.







Purtroppo la facilità di accesso a questi prodotti diminuisce l’interesse del pubblico, è un meccanismo perverso ma perfettamente logico. E la stessa cosa accade per i libri, con l’aggravante del dilagare smodato dei film. Che leggi a fare se hai la possibilità di vedere film 24 ore su 24 con Sky?

In questa realtà che rende Fahrenheit 451 incomprensibile ai ragazzi nati dopo il 2000, come mio figlio, resistono solo gli irriducibili.

Gli irriducibili scrivono sapendo che nessuno li leggerà! Scrivono col notebook invece che con la classica macchina da scrivere. Scrivono e continuano imperterriti a scrivere.

Perché lo fanno? 

Beh, non è logico ma è umano, lo fanno per lo stesso motivo che mi fa scrivere questo articolo oggi: perché li diverte.
 






venerdì 6 aprile 2018

Un viaggio nel tempo



Leonardo Cavon era immerso in uno strano sogno.

Era a casa sua, ma non riposava nel suo letto. Infatti era sdraiato dentro una capsula d’ibernazione!

Cuscino comodo, pareti imbottite, un freddo pungente eppure ben tollerato in ogni parte del corpo. In quel sogno navigò tra i ricordi e, oltre al suo nome, recuperò la sua età, sessant’anni, il suo mestiere, ricercatore specializzato in biocriogenia e i tratti di un volto femminile che gli fecero digrignare i denti per il nervosismo.

Quel viso apparteneva alla sua ex moglie.

Era l’unico elemento che stonava col successo raggiunto nella sua maturità: aveva ricevuto il Premio Nobel proprio per aver perfezionato il sistema di ibernazione, era diventato milionario grazie ai diritti sulle scoperte scientifiche, aveva girato il mondo e si era divertito. Forse i soldi avevano contribuito a distruggere il suo matrimonio, ma di questo ormai non si curava più; si rammaricava solo per non aver avuto figli. Gli era stata preclusa quell’immortalità generazionale tipicamente umana che permetteva di sconfiggere il Tempo.

Ma lui aveva inventato un modo più intelligente di sconfiggere quel subdolo bastardo. I legami col suo mondo, vista l’assenza di una famiglia, si erano spezzati. Non aveva più ragioni per vivere nel 2068.

Del resto, nel suo sogno il 2068 era lontano, l’aveva superato da secoli ed era in attesa di vedere un mondo migliore... nel futuro.

In un angolo della sua mente, un pensiero cosciente emerse e pose una domanda impertinente.

Come è possibile che abbia ricordi di un sogno?

Durante il sonno criogenico, la fase REM era del tutto assente. Anche in un sogno, il suo subcosciente di scienziato non avrebbe mai potuto compiere un errore simile. Il fatto che invece lui sognasse poteva significare una cosa soltanto: era davvero dentro una capsula d’ibernazione e la sua coscienza stava riaffiorando lentamente, vicina al risveglio.

Sentì un formicolio diffuso, riuscì a muovere le dita e subito dopo strinse i pugni. Mosse le dita dei piedi, mosse i piedi e le gambe. Aprì gli occhi.

Sul vetro offuscato dal ghiaccio della sua capsula vide proiettati i parametri vitali, erano regolari, colorati in verde. Lampeggiando in blu, alla sua sinistra, apparve il tempo rimanente alla fine del processo di rianimazione: quattro minuti.

Attese trepidante il passare di quei duecentoquaranta secondi. Un getto di vapore annunciò l’attivazione del meccanismo di apertura, il coperchio bianco lucido della capsula con la visiera di vetro posta all’altezza del viso si alzò e fu libero.

Sfortunatamente, si drizzò sulla schiena con eccessiva velocità e batté la fronte sull’apertura che si era sollevata solo per tre quarti davanti a lui.

«Stramaledetta di una...». Lasciò a metà l’imprecazione e si toccò il bozzo cresciuto sulla fronte. «Grazie, Futuro, per questo magnifico benvenuto».

Tra una selva di maledizioni, sollevarsi comportò non poca fatica, a causa dell’età e del lungo intervallo di inattività. Un individuo più giovane avrebbe fatto meglio? Forse. E il supporto di uno staff medico sarebbe stato utile? Certo che sì, ma nessuno poteva prevedere quale situazione l’ibernauta avrebbe incontrato nel futuro, perciò era il computer della capsula che pensava a tutto: sostituiva lo staff medico e l’aveva appena “scongelato”.

Si staccò di dosso uno a uno i sensori a ventosa che servivano per monitorarlo; mise una gamba fuori della capsula, poi l’altra e si alzò in piedi.

Barcollò come un ubriaco. Dovette aggrapparsi a un bordo del coperchio.

Dai, Leonardo, mettici un po’ d’impegno, per la miseria, si incitò al secondo tentativo.

Fece qualche passo incerto, poi divenne più sicuro e fermo sulle gambe. Riacquistò in breve la sua forza, i sistemi di sostentamento criogenico avevano funzionato a dovere. Controllò il display sulla capsula: lampeggiava l’anno 7945.

Gli scappò un fischio di sorpresa. «Sei stata dannatamente efficiente, non per niente ti ho creata io».

Rifilò una pacca alla capsula, quasi fosse stata un vecchio amico. Passato l’autocompiacimento professionale, si guardò attorno. La stanza che fungeva da camera criogenica si trovava nel laboratorio interrato sotto la sua villa, situata alla periferia di Verbania.

Restava una sola cosa da fare: mettere il naso fuori e scoprire com’era il mondo nell’anno 7945.

Di passaggio davanti allo specchio, la sua immagine riflessa lo scandalizzò. I capelli grigi erano in piedi come se avesse infilato un dito in una presa elettrica e la tuta criogenica, finissima e percorsa da tubi cuciti nel tessuto che servivano per completare il monitoraggio dell’organismo, metteva in evidenza con precisione scultorea parti anatomiche di cui non andava particolarmente fiero, come del resto la sua ex.

Anche la pancia prominente lo faceva apparire abbastanza ridicolo. Si diresse all’armadietto in fondo alla stanza, lo aprì, si tolse la tuta, la ripiegò per bene e indossò gli abiti che aveva riposto lì dentro qualche millennio prima: camicia sobria, giacca, pantaloni e scarpe eleganti nere.

Pose una mano sulla cassaforte murata in una parete, affinché il sistema di sicurezza biometrico della casa lo riconoscesse e l’aprisse. Estrasse una decina di custodie in cui conservava la sua collezione di orologi. Aveva lottato per l’intera vita contro il Tempo, ma non poteva fare a meno di avere uno strumento che lo calcolasse.

Scelse il suo modello preferito tra gli antichi esemplari a carica manuale. Gli altri digitali avevano esaurito le batterie che probabilmente non esistevano più in quell’epoca.

Lo impostò sulle dodici, non sapendo l’ora precisa in quella sua nuova vita.

Nel sistemare l’orologio al polso, si soffermò per un attimo a leggere il proprio nome sul cinturino d’oro. Quell’esemplare era stato un dono del suo gruppo di ricerca quando aveva vinto il Nobel. Rivisse con soddisfazione le stesse sensazioni provate nel momento in cui l’aveva ricevuto.

Era un genio, un benefattore dell’Umanità, c’era poco da discutere.

Pettinò i capelli bianchi che gli davano quell’aspetto eccentrico, un po’ da scienziato pazzo, utilizzando il pettine e il piccolo specchio dell’armadietto. Infine si fece coraggio, era ora di andare.